Un ministro italiano non è un caudillo sudamericano

5 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 6 GEN 20
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Bisognerebbe occuparsi d’altro, ché il mondo è più grande e terribile del Papeete, però il senatore Salvini, che non sarà mai condannato come finge di credere a quindici anni di carcere per sequestro plurimo aggravato, merita un esame della giustizia politica unica autorizzata a giudicare chi governa per atti di governo, il Tribunale dei ministri, a proposito del suo operato al Viminale. Luca Gambardella ha già spiegato tutto qui nei giorni scorsi sulla pelosa autodifesa dell’ex ministro, trasformata in piattaforma insieme di fuga dalle responsabilità e di autoincensamento a scopi elettorali, il defensor Patriae. Si può solo aggiungere qualche glossa, specie in relazione all’inaudita e crassa campagna dei “liberali per Salvini”, la più stupida genia di parapolitologi e parasociologi che la stramba Italia si potesse inventare di questi tempi. Intanto, dopo l’abolizione per tutti tranne che per i ministri dell’articolo 68 della Costituzione, quello che imponeva l’autorizzazione delle Camere per procedere contro gli eletti, se mai ci sarà un processo, sarà autorizzato dal Parlamento. E questa è già una cosa importante e giusta, che toglie all’iniziativa della magistratura il sapore della supplenza indebita.